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La Chiesa di San Vigilio (di Giuseppe Ciaghi)

Chiesa di San Vigilio

L’antica chiesa di San Vigilio a Pinzolo si trova nella campagna di Sorano, leggermente discosta dagli abitati di Pinzolo e Baldino, a metà strada per Carisolo.

Le origini

Pur non esistendo una data precisa circa l’anno di costruzione, la struttura architettonica originale risale al decimo secolo. Lo si desume dalla scoperta dell’arco trionfale primitivo, da alcune caratteristiche della torre campanaria e dalla conformazione della sacrestia. Nei secoli successivi fu ampliata e sopraelevata. Nella pergamena più antica dell’archivio comunale di Pinzolo, datata 28 ottobre 1232, si parla di una riunione di capi famiglia di Pinzolo, Carisolo e Baldino tenutasi sotto il porticato della Chiesa di San Vigilio. Documenti del 1362 conservati nell’archivio diocesano di Trento danno notizia dell’importante funzione dell’antico santuario di servire alle comunità di Baldino, Pinzolo e Carisolo.

L’architettura

Ai primitivi elementi romanici quali la struttura del campanile, le bifore della cella originaria tamponate in pietra, l’arco trionfale scoperto di recente e una serie di affreschi sull’ingresso meridionale, si sono sovrapposte varianti gotiche rintracciabili nel verticalismo dei tetti, nel portale ad arco ogivale, nelle due nicchie a sesto acuto della parete sud e, all’interno, nella conformazione dell’abside.

Decorazione esterna

La facciata a mezzogiorno si presenta completamente ricoperta di affreschi che testimoniano almeno tre distinti momenti a partire dai dipinti di scuola romanica risalenti al XIII secolo (frammenti di Santa Caterina con ruota, in basso a sinistra di un San Cristoforo con Bambino, figura tagliata dalla porta attuale; a destra alcune teste di Santi).

Nelle due fasce di mezzo, databili alla seconda metà del XV secolo, si conservano solo in due nicchie archiacute un San Vigilio ed una Pietà.

Nei due registri di sottogronda la celeberrima Danza Macabra e i Sette Peccati Mortali, capolavoro di Simone Baschenis, firmate il 31 ottobre 1539.

La Danza Macabra, tema di provenienza nordica, diffuso anche in Francia e nella Penisola Iberica, è piuttosto inconsueto in Italia e sta a significare l’uguaglianza di fronte alla Morte. Si risolve in un lungo corteo di personaggi appartenenti a tutti gli ordini sociali quali: Pontefice, Cardinale, vescovo, sacerdote, frate, imperatore, re, regina, duce, medico, guerriero, ricco, giovane, mendicante, monaca, gentildonna, vecchia e bambino, afferrati da scheletri. Introduce il ballo della Morte un concerto di tre scheletri ai piedi di un Crocefisso; conclude la sequenza l’arcangelo Michele con il Diavolo.

I Peccati Mortali, a stento leggibili sotto la Danza Macabra, sono così rappresentati: Superbia paragonata al leone, Avarizia al rospo, Lussuria al becco, Ira al gatto, Invidia al nibbio e Accidia all’asino. I peccatori sono accompagnati da diavoli per essere condotti alle pene eternali.

Decorazione interna

Ulteriore testimonianza della vetustà della chiesa appare da una serie di dipinti sovrapposti, venuti alla luce nel rimuovere l’altare di San Giacomo, a destra dell’abside. Fra di loro, in ottimo stato, una splendida Annunciazione del XIII secolo, attribuibile a scuola toscano – veneta, ricavata sui fianchi dell’arco trionfale primitivo. Il resto degli affreschi è opera degli Averara, pittori itineranti, provenienti dalla Val Brembana, quali appunto i Baschenis. La maturità artistica di Simone, loro caposcuola, è stata raggiunta proprio nella decorazione del San Vigilio.

Abside

La cupola è divisa in sei vele con il Padre Eterno e San Vigilio raffigurati nelle due vele centrali, Dottori della Chiesa ed Evangelisti raffigurati nelle altre: Gregorio e Gerolamo, Luca e Giovanni, Marco e Matteo, Ambrogio e Agostino. Entro le lunette ogivali attigue alla volta sono rappresentati gli Apostoli e al centro la Crocifissione. Più in basso una serie di quadri raccontano gli episodi più significativi della vita di San Vigilio, giovanissimo vescovo di Trento, che incontrò il martirio proprio in Val Rendena nel tentativo di evangelizzarla. La serie dei profeti sullo sguancio dell’arco trionfale conclude il discorso pittorico terminato nle 1539.

Altari

A sinistra dell’abside, nascosti da un altare in legno, privo della pala della Madonna del Rosario, rubata e poi ritrovata manomessa, affreschi raffiguranti San Rocco e una figura femminile molto espressiva ai lati di una Deposizione. In alto sulla parete contigua una seconda Deposizione, in basso una fascia con i santi Agata, Lucia, Stefano, Apollonia che continua con figure di flagellanti, quindi Sant’Antonio e due Madonne, il tutto a testimoniare l’esistenza della Compagnia dei Battuti di Sopracqua, sciolta solo nel 1820.

Di fronte all’ingresso laterale dietro il pregevole altare in legno di San Rocco, si scorgono le figure di San Sebastiano e di San Giovanni Battista. Angelo di Averara è l’autore degli affreschi che ricoprono la parete sud. Vi è raffigurato nel mezzo un pannello rettangolare con una Madonna in trono stile bizantino, a sinistra Cristo nel Limbo e Cristo che si fa toccare da Tommaso. A destra nel riquadro superiore un’Ascensione, sotto ancora il Redentore che appare alla Madonna sotto le spoglie di un vignaiolo.

Arredo

Altare maggiore in legno dorato con intagli e bassorilievi del 1636 con pala di San Vigilio e Sant’Antonio, ora in restauro. Al centro della navata settentrionale l’altare di San Rocco, in legno dorato con fregi e bassorilievi rimarchevoli, porta la data del 1639 e va messo in relazione alla celebre peste manzoniana. In testa alla navata l’altare in legno del Rosario, donato nel 1617, dopo una terribile inondazione del fiume Sarca. Sull’altro lato, l’altare di San Giacomo e vicino alla piccola porta quello singolare della Confraternita dei Battuti.

APPROFONDISCI

"Nell'antica chiesa di San Vigilio a Pinzolo"
Giuseppe Ciaghi
Editrice Uni Service
luglio 2006

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