Comune di Pinzolo, Madonna di Campiglio, S. Antonio di Mavignola

"Bella dentro" (fuori non ce l'ho fatta)

 
Lunedì 13 febbraio alle ore 21.00. Biglietti in prevendita presso le casse

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PROGRAMMAZIONE CINEMA

Per gli appassionati del grande schermo Pinzolo e Madonna di Campiglio offrono due sale cinematografiche

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Inter Summer Training

 
 l'Inter approderà dall'8 al 21 luglio 2011 in Val Rendena per

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Pinzolo e il "Marchio Family"

La Provincia Autonoma di Trento ha approvato in data 10 luglio 2009 il Libro Bianco sulle politiche

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Arte

> I Baschenis in Val Rendena
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I Baschenis in Val Rendena

Nel quadro della pittura a fresco trentina un ruolo del tutto particolare svolgono i Baschenis, affrescatori itineranti di Averara, nel bergamasco. Per oltre settant'anni fra il 1470 e il 1540 circa, una decina di loro, padre e figlio, zio e cugino, nonno e nipote l'uno dell'altro, oltre che nelle loro terre di origine furono attivi in dozzine di chiese delle Valli Giudicarie, Rendena, di Sole, di Non e di Molveno. Le loro pitture sono molto omogenee, tanto che anche per gli esperti in molti casi, è difficile attribuirle all'uno o all'altro. E' un'arte povera di prospettive, di sfumati e di cura nella resa anatomica dei corpi, ma ricca di colori, di fede e di voglia di rendere più consone al culto queste chiesette.

Dal punto di vita iconografico il bagaglio dei Baschenis di Averara è piuttosto compatto. I santi proposti sono sempre quelli, i santi di una fede semplice ben evidenziati dai loro attributi. Le martiri Caterina, Agata, Lucia e Barbara con la ruota, il seno, gli occhi e la torre o la pisside. Francesco con le stigmate, Antonio con il maialino e il bordone, Martino che taglia in due il mantello, Sebastiano trafitto dalle frecce, Lorenzo con la graticola, Rocco che mostra il bubbone. Oltre ovviamente ai locali Vigilio con lo zoccolo e al "beato" Simonino ricoperto di ferite e con la sciarpa bianca attorno al collo. Sullo sfondo maestose Crocifissioni, sulle pareti tante Ultime Cene. Sulle volte absidali i quattro Evangelisti e i quattro Padri e Dottori della Chiesa, illustrati in combinazioni originali ma così frequentemente che questi otto santi dobbiamo considerarli un'altra costante dell'iconografia bascheniana.

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Chiesa di San Vigilio

La chiesa di S. Vigilio fu fondata nel 1362 e successivamente ampliata nel 1515, ha pianta rettangolare a tre navate, con archi e volte a sesto acuto sorrette da colonne in granito. La facciata medioevale è ricoperta da affreschi di epoche diverse: il più importante e singolare per il tema trattato è sicuramente la ormai famosa "Danza macabra" di Simone Baschenis.

Pinzolo - Chiesa di San Vigilio 

Tra il 1519 e il 1539 in Val Rendena furono dipinti due cicli sulla Danza Macabra: uno all'esterno della Chiesa di Santo Stefano a Carisolo, l'altro sulla parete sud della Chiesa di San Vigilio a Pinzolo. Entrambi gli affreschi furono realizzati dal pittore bergamasco Simone II Baschenis di Averaria, che visse tra il 1490 e il 1555. Egli è considerato il più grande e famoso dei numerosi pittori Baschenis, i quali affrescarono molte chiese del Trentino tra la metà del 1400 e del 1500. L'affresco di Pinzolo occupa una fascia alta più di 2 metri e larga più di 22. Come in tutte le Danze Macabre, anche in quella di Pinzolo le immagini sono accompagnate da didascalie; nell'affresco di Carisolo le immagini sono accompagnate da didascalie; nell'affresco di Pinzolo ai testi dialettali di tono popolare si aggiungono citazioni di carattere dotto in lingua latina o volgare: i primi sono ordinatamente disposti nella fascia orizzontale che corre sotto le figure, mentre le altre sono inserite in cartigli portati dagli stessi scheletri.

Chiesa di San Vigilio - Danza Macabra

Diversamente da quanto avviene in molte Danze Macabre dell'area franco - germanica, qui le scritte non presentano una forma di dialogo tra morto e vivo, bensì quella di un monologo recitato solo dal morto - che invita il vivo a entrare nel ballo. Il Corteo della Danza Macabra inizia a sinistra, con la figura della Morte che suona la cornamusa: essa è seduta su una specie di trono, ed è incoronata, a simbolo del suo assoluto dominio sull'umanità intera. Vi sono poi in successione 18 personaggi appartenenti alle diverse categorie religiose e sociali. A un livello più basso della scala sociale si incontrano un medico, un guerriero, un ricco avaro, un giovane vanitoso, un mendicante, ed infine una monaca, una dama ed un bimbo. Ad ognuno di questi personaggi, accompagnati dal proprio scheletro, corrisponde una scritta in versi, dipinta sotto l'affresco. A destra irrompe rapida e saettante la Morte - raffigurata da uno scheletro con la faretra piena di frecce - che cavalca un bianco cavallo alato che calpesta i cadaveri a terra. Nell'ultima parte della fascia si notano S. Michele Arcangelo e il Diavolo.

Tutto il dipinto rivela un'attenta cura nei particolari e un'efficace varietà degli atteggiamenti e delle espressioni beffarde degli scheletri. Venne terminato nell'ottobre del 1539, ed unitamente agli affreschi che si possono vedere all'interno della Chiesa di S. Vigilio (sempre datati 1539), rappresenta nel suo insieme il maggior complesso pittorico di Simone Il Baschenis di Averaria.

dal 1 giugno fino al 30 settembre
Visite guidate a cura del Centro Studi Val Rendena
Orari: 9.30/11.30 - 15.30/17.00 tutti i giorni escluso la domenica mattina e il lunedì

APPROFONDISCI

>> La Chiesa di San Vigilio (di Giuseppe Ciaghi)

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Chiesa di San Lorenzo

La chiesa arcipretale di Pinzolo sorge al centro del paese. Fu costruita fra il 1765 e il 1771 dai maestri muratori fratelli Comitati, sul luogo di una cappella dedicata a S. Lorenzo. La facciata, decorata nel 1777, è movimentata dal grande portale, solo parzialmente in granito, affiancato nel 1903 da due medaglioni marmorei dedicati a due illustri personaggi nativi di Pinzolo: l’arcivescovo francescano Antonio Maturi (1686-1751) e il missionario gesuita Angelo Maffei (1844-1899).

L’interno
La chiesa ha un’ampia, unica navata, decorata in stile barocco, abbellita da un altare maggiore e da quattro altari laterali. Sulla volta dell’abside spiccano sei grandi affreschi del pittore veronese Bartolomeo Zeni (1770) che raffigurano il Crocifisso, i quattro Evangelisti e, nel grande tondo centrale, la gloria della Trinità, la Vergine Maria e i Santi più venerati a Pinzolo (S. Lorenzo, S. Vigilio, S. Giacomo, S. Antonio, S. Rocco).

Le pareti laterali dell’abside sono impreziosite da due grandi medaglioni di stucco con le immagini degli arcangeli Michele e Raffaele (olio su tela di M. Tevini, 1934).

L’altare maggiore è l’opera più pregevole: fu acquistato “di seconda mano” dalla chiesa di S. Eufemia di Verona, ricomposto e consacrato il 21 agosto 1837 dal Principe – Vescovo di Trento, Beato Nepomuceno de Tschiderer. L’altare, datato “anno 1694”, è attribuito a Giovan Battista Ranghieri (a cui si devono gli altari più belli del ‘600 veronese) e si ispira forse ad un disegno del grande architetto Guarino Guarini; è realizzato con marmi di vari colori, accostati con sapiente misura, secondo il gusto barocco. Il vivace disegno dell’antipendio nasce da una felice combinazione di marmi gialli, rossi, grigi, bianchi e neri; due gradini di marmo giallo e nero separano la mensa dalla grande edicola, edificata in tre piani: nel piano più basso spicca la porticina del tabernacolo, incorniciata da un originale rilievo in marmo bianco, a forma di nube. La nicchia centrale ospita un dipinto ad olio su pietra nera, che raffigura l’apparizione di Gesù Risorto a Maria Maddalena (si ritiene opera di Pietro Ronchi, collaboratore del Ranghieri).

Nelle nicchie laterali dell’edicola spiccano quattro statue di Santi dell’Ordine Agostiniano, di squisita fattura, in marmo di Carrara: Nicola da Tolentino, Agostino, Tommaso da Villanova, Giovanni da S. Facondo (sono attribuite, insieme con i bassorilievi della cuspide, a Domenico Aglio, altro collaboratore del Ranghieri). Dodici colonnette di marmo rosso e delicati capitelli e cornici di marmo bianco tolgono ogni senso di pesantezza all’edicola che si eleva con una terza nicchia sormontata da un’elegante cuspide con il globo e la croce, e impreziosita dal fastigio con il Padre eterno e gli angeli.
Le due statue laterali, vistosamente diverse, furono aggiunte nell’anno 1904, per sostituire le originarie figure femminili classicheggianti, considerate troppo profano: rappresentano S. Giacomo apostolo (primo patrono di Pinzolo) e S. Vigilio (patrono della diocesi di Trento).

L’altare rivolto al popolo, l’ambone e la sede presidenziale sono opere moderne (1997-1999), fuse nel bronzo dal sacerdote-scultore trentino don Luciano Carnessali. Si accordano armonicamente con l’antico altare barocco, senza ostacolarne la vista; sull’antipendio dell’altare spicca l’Agnello trionfante descritto dal libro dell’Apocalisse, che lava con il suo sangue il peccato del mondo. Sull’ambone il rilievo dell’Annunciazione richiama l’incarnazione della Parola di Dio nel cuore dei credenti a opera dello Spirito Santo. La sede ornata sui fianchi due delicati rilievi con il processo e il martirio di S. Lorenzo.

Gli altari laterali
I due altari più vicini all’altare maggiore furono costruiti dai fratelli Peduzzi (1857); uno ospita la venerata immagine (lignea) della Madonna col Bambino (1858); l’altro incornicia una grande tela raffigurante la Beata Giovanna Maria Bonomo (1606-1670) il cui padre sembra oriundo di Pinzolo; la tela è firmata da Domenico Zeni di Bardolino anno 1787.
Gli altri due altari furono completati nel 1863 da Renato Peduzzi (nipote dei precedenti); su un altare le statue di S. Antonio e di S. Rocco affiancano una grande tela, di scuola veceta del secolo XVI, con il Crocifisso, la Madonna e S. Lorenzo; sull’ultimo altare, S. Francesco (olio su tela di V. Casetti, 1928) con le statue di S. Giuseppe e di S. Luigi.

L’organo fu costruito nel 1857 dal maestro organaro Bortolo Zarantonello di Cornedo Vicentino: è uno dei pochi organi romantici rimasti nel Trentino; ha 24 registri e circa 700 canne.

Il fonte battesimale, ospitato in una nicchia in fondo alla chiesa, è opera moderna (E. Priori, 1970): è arricchito da una fascia marmorea in bassorilievo con episodi salienti della storia della salvezza: il peccato dei progenitori, il Diluvio, il passaggio del Mar Rosso (Battesimo), l’acqua che sgorga dalla roccia, l’Annunciazione, la morte in croce di Gestà, la Risurrezione.
I due confessionali furono costruiti un secolo fa (1900) dal falegname di Pinzolo Giacomo Cavoli “Generin”, su disegno di don Marco Alberti, curato di Giustino; così pure i 44 banchi di noce massiccio, che arredano la chiesa.
Il pavimento di grosse lastre di granito fu realizzato nell’anno 1858.

L’elegante campanile, interamente di granito, fu costruito negli anni 1865-1867 dal maestro muratore Valsecchi, su progetto di Leopoldo Claricini. Con i suoi 72 metri di altezza, è tra i più alti del Trentino. La cella campanaria, a cui si accede con una scala a chiocciola di 176 gradini, ospita un concerto di 5 campane, rifuse molte volte e così dedicate: a S. Lorenzo (campanone), alla Vergine Maria (2.a), ai Santi Giacomo e Giuseppe (3.a), alla Beata Giovanna e a S. Rocco (4.a), ai Santi Antonio e Luigi (5.a).

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Chiesa di Sant'Antonio

La chiesa parrocchiale, dal tetto a capanna molto aggettante, conserva affreschi attribuiti a Cristoforo Baschenis (primi anni del XVI sec.) e, probabilmente, a un altro pittore per gli affreschi della facciata (1481).

La facciata, al di sopra del portale di granito ad architrave accompagnato da due finestrelle e da quattro gradini, è bellamente affrescata: nella grande lunetta gotica la Deposizione, ai lati sei santi e la data 1481. L'interno è pure affrescato.

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Chiesetta di Santa Maria Antica

Le prime notizie storiche su Madonna di Campiglio risalgono al 1188 e sono contenute in una lettera di Corrado II da Beseno Vescovo di Trento. In quell'epoca, e più precisamente intorno al 1180, un certo Raimondo costruì nella zona un piccolo ospizio "a vantaggio della propria anima, in onore della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, in aiuto ai poveri e a difesa dei passanti, presso il Monte Campiglio, in luogo solitario e inabitato, ove spesso chi transitava, veniva depredato e ucciso. Ben presto al buon Raimondo si aggiunsero altri fedeli che misero in comune i loro beni per cui, grazie anche alle generose oblazioni dei benefattori, il monastero-ospizio fu ampliato e dotato di una cappella dedicata a Maria Santissima da cui poi la casa e la località presero nome. L'istituzione svolse per secoli la sua provvida funzione in favore dei pellegrini che qui venivano ospitati e rifocillati con grande generosità.

Col volgere degli anni la primitiva cappella fu trasformata in un bellissimo santuario a tre navate con tre altari che durò fino al 1895, anno in cui fu demolito perché fatiscente. Fu sostituito con l'attuale chiesetta alpina di stile neogotico, tutta in granito del luogo, inaugurata il 16 agosto del 1895. La Casa d'Austria che aveva scelto Madonna di Campiglio come residenza estiva e, primo fra tutti, l'imperatore Francesco Giuseppe, vollero legare il proprio nome a questo sacro luogo, donando il pulpito e il confessionale sito in cima alla navata (sui quali appunto è scritto in tedesco e in italiano il nome dell'imperatore), il rivestimento in cirmo delle pareti del coro con le figure dei Santi più cari al culto popolare e alcune delle belle finestre, istoriate a tinte calde e vivaci. Su una di queste è raffigurato S. Bartolomeo apostolo, compatrono della Parrocchia, che impugna il coltello del suo martirio, mentre su di un'altra campeggia la figura di Carlo Magno che in alcune diocesi tedesche era venerato come santo e al cui nome è legato il vicino passo anonimo. Spicca sul pavimento la tomba di Franz Joseph Oesterreicher (1848-1909), figlio naturale - si diceva - dell'imperatore d'Austria. Sui banchi finemente lavorati si leggono, scritti in bei caratteri gotici, i nomi dei rispettivi donatori. Tra essi c'è anche quello della famiglia Righi, resasi benemerita per l'opera coraggiosa di quel Gian Battista che fu il pioniere e il principale promotore dello sviluppo turistico di Madonna di Campiglio.

Nella chiesetta di "Santa Maria Antica" , da un punto di vista artistico meritano particolare attenzione :
1. L'antichissimo Crocifisso, di stile prettamente nordico, che campeggia nell'arco del Presbiterio e che risale al secolo XII. Il volto del Cristo pur nello strazio dell'enorme ferita al petto, è soffuso di una serenità e di una pace infinite, quasi a esprimere il sentimento di volontaria accettazione della morte in perfetta obbedienza al Padre.
2. Il bellissimo trittico della Madonna con Bambino e Sante (S. Barbara con il calice e S. Caterina con l'arma del martirio) che troneggia in mezzo al presbiterio. Le portelle mostrano quattro episodi della vita della Vergine: Annunciazione, Presepio, Visitazione, Adorazione dei Magi. Sul retro delle stesse, figurano quattro dipinti che rappresentano i più noti Dottori della Chiesa. Sullo stesso lato si vedono otto stemmi gentilizi, il più antico dei quali appartiene al Vescovo Giovanni IV Hinderbach insigne benefattore e zelante promotore di questo, come di altri ospizi della regione (1486). L'insieme è opera quattrocentesca tra le più pregevoli, attribuita alla Scuola di Maestro Narciso, notissima personalità della pittura e della scultura altoatesina del periodo tardogotico, importante soprattutto perché nella sua opera i modi nordici e in particolare l'arte sveva si incontrano con le prime esperienze della nostra Rinascenza.
3. La scultura lignea della "Vergine del Fico", databile al XIV secolo, a cui si rivolsero numerosi pellegrini per secoli. La Madonna sprigiona sul suo volto un senso di maestà e di bontà con cui si accorda perfettamente il gesto generoso della mano che porge aiuto e ristoro al pellegrino affaticato dal lungo cammino.

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Fonti: APT Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena; Ufficio Stampa Comune di Pinzolo
Immagini: APT Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena

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