Il trato Marzo

L'amore svelato, le beffe degli amici, lo sbocciare della primavera

Pinzolo è un paese ancora oggi ancorato alle tradizioni che ne costituiscono l'identità. Fra le tradizioni più vive quella del "Trato marzo", le cui origini si perdono nella notte dei tempi, nei riti agresti che celebrano la fine dell'inverno e le ripresa della vita primaverile.

Le ultime due sere di febbraio e la prima di marzo - da cui il nome "Trato marzo", cioè "È arrivato marzo" -, quando il freddo diventa meno pungente, le giornate si allungano e la natura si desta, i giovani salgono sull'altura delle Masere, nella zona ad est del paese, accendono un falò e proclamano al paese le coppie usando uno speciale megafono, che rende udibile in tutto l'abitato la proclamazione degli amori.

"Trato marzo su questa terra, per maritare una giovane, bela, bela" ("È arrivato marzo per sposare una ragazza bellissima") - recita il capogruppo - "Chi ela o chi no ela?" ("Chi è e chi non è?") - chiedono gli altri giovani presenti. Il capogruppo chiama una nubile del paese indicandola con il nome di battesimo e il soprannome di famiglia e poi il gruppo riprende: "A chi l'ente mai da dare?" ("Con chi si deve sposare?"). Il capogruppo risponde individuando uno scapolo a cui aggiunge: "Ca l'è da maritare!" ("Il quale deve ancora sposarsi!") e il gruppo conclude in coro: "Totala, totala, totala!" ("Sposala, sposala, sposala!"). Il tutto prosegue per circa un'ora fino a quando nubili e celibi di tutte le età hanno trovano compagno o compagna; nel frattempo vengono serviti vin brulè, polenta e salsicce a quanti accorrono sull'altura.

Nelle prime due sere vengono create coppie buffe: la più bella ragazza è invitata a sposare un vecchio, magari zoppo e avaro, oppure una novantenne zitella senza denti è accoppiata con un aitante latin lover. La terza sera, infine, vengono svelate le coppie reali, di giovani fidanzati prossimi al matrimonio: è l'ufficializzazione nei confronti della comunità paesana di un legame d'amore. A questo punto dall'altura vengono lanciate ciocche di legno e dal percorso che esse compiono si traggono auspici sulla felicità dell'unione.L'usanza o, come si dice in Rendena, la "costumanza", è stata studiata per primo da Nepomuceno Bolognini sul finire del secolo scorso e presentata nel suo testo "Usi e costumi del Trentino".

Come la natura ritorna alla vita dopo i rigori invernali, anche nelle persone riesplodono la voglia e il gusto di vivere e il "Trato marzo" pinzolese ne è una manifestazione.

Mercoledì, 06 Aprile 2016

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